Tra Moto2 e titoli spagnoli: Conosciamo Eric "La Bala" Fernández

La Spagna è da anni una fucina di talenti, lo sappiamo, e tra quelli emersi negli ultimi anni non si può non menzionare lui: Eric Fernández.
Classe 2007, negli ultimi anni Fernández ha vinto il titolo spagnolo nelle classi Supersport 300, Superstock 600 e Supersport NG e inoltre si è messo in luce nel paddock del JuniorGP giocandosi il titolo nella Stock e facendo podio in più occasioni nell'Europeo Moto2. Il 2025 gli ha riservato addirittura l'opportunità di correre nel mondiale Moto2 col QJMotor-Frinsa-MSi Racing Team, che lo ha chiamato per sostituire Sergio García. Una parentesi che si è però conclusa prima del previsto dopo quattro GP (Mugello, Assen, Sachsenring e Brno) in cui non sono arrivati risultati di rilievo. Ciononostante, rimangono comunque tanti i motivi per cui questo pilota è soprannominato "La Bala", che in spagnolo significa "Il Proiettile".
Palmen in Motorradsport ha voluto intervistare Eric Fernández per conoscerlo meglio e portarvi la sua storia tra successi e difficoltà, con dietro anche i consigli di un manager e coach che di moto ne capisce: Héctor Faubel.
Eric, come sono state queste prime gare nel Mondiale Moto2? Com'è stato l'adattamento?
È stato complicato, perché alla fine arrivi su circuiti che non conosci, corri davanti a tanto pubblico e sei circondato da persone che non ti conoscono o non conosci. È tutto molto più difficile: la pressione, i nervi, la voglia di fare bene per ritagliarti il tuo spazio. È stata dura, davvero, ma non smetterò di provarci e so che ce prima o poi ce la farò a mettermi in luce anche nel mondiale.
Ti aspettavi una differenza così grande tra l’Europeo e il Mondiale?
No. La differenza più grande è che sono tutti vicinissimi, ma il livello non è nulla di esagerato. Semplicemente dal primo giorno girano già su tempi da pole position. Arrivi su circuiti che non conosci e già nelle prime sessioni fanno tempi velocissimi. Insomma qui nessuno ti aspetta ed è proprio questa la parte più difficile del mondiale.

Ora però facciamo un passo indietro per conoscere meglio il tuo percorso. Innanzitutto, com’è cominciata la tua carriera nel motociclismo?
Sono sempre stato un ragazzo molto "nervoso", fin da piccolo, e a mio padre sono sempre piaciute le moto. Allora mi metteva in sella, davo gas e alla fine ha deciso di comprarmi una minimoto. Così ho cominciato ad allenarmi e da lì è partito tutto.
E cosa racconto delle tue prime stagioni?
Ho iniziato con le minimoto e ho vinto il campionato catalano, quello del mediterraneo e altri titoli ancora. Ho fatto corso con la 70cc, dove sono arrivato secondo, e poi sono passato alla Moto4 nel 2017. Il primo anno in Moto4 è stato un po’ difficile, anche se siamo anche arrivati a podio, mentre nel 2018 (col team Speed Racing, ndr) abbiamo iniziato a vincere gare e sono arrivato terzo in campionato, in una stagione dal livello molto alto. In quell’anno ho corso contro piloti come Ángel Piqueras, Diogo Moreira, Adrián Cruces, David Muñoz...molti dei quali ora sono loro stesso nel mondiale. È andata molto bene, davvero.
Poi hai avuto una stagione difficile nella European Talent Cup, giusto?
Sì. Ci sono entrato molto presto, perché avevo 12 anni ed ero uno dei più giovani della griglia. In quella stagione siamo riusciti a qualificarci a tutte le gare e abbiamo fatto qualche punto, ma è stato comunque un anno davvero complicato soprattutto per l’età, la poca esperienza e per quanto è grande il salto dalla Moto4 alla European Talent Cup.
Successivamente hai dato una svolta alla tua carriera e sei passato alla Supersport 300 (tornando inoltre al team Speed Racing, ndr). Per te quel cambiamento ha rappresentato più una nuova opportunità o un “ripiego” per non essere riuscito a rimanere nella ETC?
Io non sono una persona che pensa troppo alle cose, né alle azioni né a ciò che potrebbe accadere. Quello che succede, succede. Ogni opportunità che si presenta, la colgo. Mi è capitata l’occasione di salire sulla 300 e l’abbiamo sfruttata, al punto che già al primo anno abbiamo vinto il titolo con una stagione fantastica, per giunta quando avevo solo 13 anni. Da lì l'obiettivo principale era quello di salire al mondiale, ma alla fine non è stato possibile perché ero ancora troppo giovane e quindi ho disputato un'altra stagione nell'ESBK (chiusa al terzo posto, ndr).

E nel 2022 sei passato alla 600cc.
Sì, e lì che c’è stata una svolta importante per tornare poi ai prototipi. Sono state stagioni in cui ho imparato molto. Nel 2022 avevo una Kawasaki che andava bene, ma non era competitiva come una Yamaha e in più correvo nella categoria Stock contro piloti della categoria Supersport Next Generation, trovandomi quindi a lottare con piloti che avevano mezzi ben più performanti. Dovevo sempre spingere al massimo. Così però sono cresciuto tanto e soprattutto ho imparato a non mollare mai. Lì mi sono veramente forgiato come pilota.
E alla fine hai anche vinto il titolo nell'ESBK Superstock 600.
Sono arrivato all'ultimo round con una mano rotta e ho dovuto anche fare delle infiltrazioni per poter correre. In qualifica sono andato male, ma in Gara 1 stavo risalendo la classifica pur essendo infortunato. salvo poi essere buttato fuori da un avversario. Per sicurezza poi non abbiamo corso Gara 2, ma siamo comunque riusciti a vincere il campionato e da lì ho fatto il salto alla Supersport Next Generation con una Ducati (sempre con Speed Racing, ndr).
Come sono stati quei due anni nella Supersport spagnola?
Al primo anno sono arrivato secondo (dietro ad Andy Verdoïa, ndr). Quel campionato per me era mio: abbiamo vinto le prime quattro gare, in cui eravamo messi bene, ma poi abbiamo avuto qualche problema tecnico, abbiamo saltato qualche gara, a Jerez ci sono state due bandiere rosse...Alla fine, tra una cosa e l'altra, ci hanno tolto il campionato. Ma chi sa, sa che eravamo i più forti e questo lo abbiamo confermato definitivamente nel 2024, anno in cui abbiamo vinto il titolo vincendo addirittura 12 gare su 14.
E nel 2023 hai anche corso nella Stock del JuniorGP col team Fau55 Tey Racing e ti sei giocato il titolo, per poi ottenere il passaggio alla Moto2.
Noi cercavamo proprio quello: fare la 600 dell’Europeo per poi salire all'Europeo Moto2. Ed è andata bene. In quell'anno avevo moto e gomme diverse (rispetto all'ESBK, ndr), quindi era un po’ più difficile, ma siamo stati lì in tutte le gare e sono riuscito anche a vincere in due occasioni e a chiudere secondo in campionato.

Com'è stato poi il passaggio alla Moto2 (con lo stesso team, ndr)?
Nel 2024 è stato complicato, perché la Moto2 è una categoria davvero tosta, però siamo riusciti a fare dei podi e ad adattarci abbastanza in fretta. Nel 2025 siamo invece passati al telaio Boscoscuro, con cui mi trovo benissimo. Nelle prime due gare eravamo da podio o vittoria, ma ho commesso un errore a Estoril che ha rovinato le prime due gare. A Jerez abbiamo fatto podio e poi è arrivata la notizia del passaggio al mondiale col team MSi.
E com’è stato ricevere quella notizia?
Non ci credevo. Ci sono piloti che sanno fin da piccoli che saliranno, mentre io invece me lo sono dovuto guadagnare. Vengo da una famiglia umile, quindi per me esserci arrivato è già una vittoria. Non ci immaginavamo di arrivare così lontano, né io né la mia famiglia. Sapevamo che avevo coraggio e ottime doti, ma per via dei costi e delle varie difficoltà è stato tutto molto complicato. Quando ci hanno dato la notizia, non ci credevamo ed è stato incredibile per me, la mia famiglia e i miei amici. Ma vogliamo ancora di più, sappiamo di poter fare meglio di queste prime gare fatte nel mondiale.
Parlando di te come pilota, qual è il tuo punto forte e quale il tuo punto debole?
Il punto debole è che devo prendermi più cura di me stesso fisicamente. Inoltre, nel mondiale ho avuto più che altro un problema di concentrazione, avendo tante cose per la testa, ma ci abbiamo lavorato e ci sto ancora lavorando. Passando al punto forte, posso dire che sono un pilota molto aggressivo, e chi mi conosce lo sa bene, e che non mi arrendo mai. Anche questo mi ha portato fino a qui.
Mai arrendersi. E quindi non hai mai pensato di mollare, neanche nei momenti duri?
Mai. Non penso al futuro, vivo nel presente. Mio padre e mia madre mi hanno insegnato a lottare sempre ed è così che sono cresciuto. Anzi, ti posso dire che non ho veri e propri idoli e se mi ispiro a qualcuno, mi ispiro a mia madre. Abbiamo passato momenti difficili e grazie a lei non ho mai mollato. Questo vale anche per mio padre, certo, ma soprattutto per lei.

Che passioni hai oltre alle moto?
Mi piace stare con la famiglia e i miei amici. Sono molto legato al mio "giro" e mi tengo stretto chi c’è sempre stato. Mi piace anche fare altri sport al di fuori delle moto: a volte gioco a calcio e soprattutto mi piace fare boxe. Ecco, la boxe è il mio hobby preferito.
E quali sono i tuoi sportivi preferiti?
Mi piaceva soprattutto un pugile messicano conosciuto come “Pitbull" (nome d'arte di Isaac Cruz, ndr). Inoltre mi piace molto Fermín (Aldeguer, ndr), perché si è guadagnato tutto da solo. Nel mio piccolo, cerco di seguire i suoi passi. Mi ispiro inoltre a Héctor Faubel, che è anche il manager sia mio che di Fermín.
Hai appena nominato Héctor Faubel, tuo manager e coach nonché ex-pilota di grande esperienza. Che cosa ti ha insegnato principalmente?
Mi ha insegnato che tutto è possibile. Il fatto di non mollare mai lo avevo già imparato in famiglia, ma lui ci ha sempre creduto. Voglio ringraziare lui e José Regaña, perché sono tra i pochi che hanno creduto in me in questo mondo, dove è raro trovare qualcuno che crede in te quando le cose vanno male.
In conclusione, vuoi ringraziare anche qualcun altro per tutto quello che stai vivendo?
Ringrazio anche mia madre e tutta la mia famiglia, compresi anche i miei nonni e mio zio. Inoltre voglio ringraziare anche Alejandro Monzón, che mi sta aiutando non solo economicamente, ma soprattutto credendo in me, e Daniel Mogeda (pilota che corre nel Mondiale Supersport 300, ndr). Per me Daniel è un fratello: passiamo ogni giorno insieme, mi dà forza ed è sempre con me. Avere persone così nel mondo delle moto è rarissimo. Infine menziono i miei zii che non ci sono più. Li porto sempre con me sempre e vado avanti anche per loro, dopo che mi hanno insegnato anch'essi a non mollare mai.
Palmen in Motorradsport ringrazia Eric Fernández per la disponibilità e Miriam Triguero (QJMotor-Frinsa-MSi Racing Team) e Héctor Faubel per aver reso possibile l'intervista. A "La Bala" i migliori auguri per la sua carriera.