Dennis Foggia: Quanto è duro il ritorno in Moto3

Dennis Foggia
Dennis Foggia sulla griglia ad Aragon. Credit: CFMOTO Aspar Team

Nel novembre del 2024, usciva il comunicato con cui il CFMOTO Aspar Team annunciava l’ingaggio di Dennis Foggia e l’obiettivo, dichiarato da squadra e pilota, di lottare per il titolo e difendere la corona che il team di Jorge “Aspar” Martinez e CFMOTO avevano conquistato nel 2024 con David Alonso e anche nei campionati di squadre e costruttori.

Sette mesi e otto gare dopo, la situazione è in realtà molto diversa da quella che ci si augurava. Foggia non è andato oltre un sesto posto in Thailandia come miglior piazzamento, non si è mai giocato la vittoria e ha lottato davvero per il podio in pochissime occasioni. Al momento, il pilota romano è solo 13° in campionato con 33 punti, a più di 100 lunghezze dal leader José Antonio Rueda (149), a più di 60 punti dalla seconda posizione occupata da Ángel Piqueras (97) e addirittura dietro di sette punti a Matteo Bertelle, che ha disputato solo i primi tre GP prima del serio infortunio che tuttora lo tiene ai box. Per Foggia solo un inizio discreto seguito poi da aspettative deluse e gare veramente difficili, come quando al Motorland Aragon ha chiuso solo 15° e ha poi dichiarato: "Non mi sentivo a mio agio e non potevo fare quello che volevo. Faticavo a guidare, era la moto a portare me anziché il contrario" (fonte: comunicato del CFMOTO Aspar Team).

Ma come mai le cose stanno andando così male? Premesso che non ho in mano la verità universale e questa è solo una mia opinione, proviamo a spiegarlo.

 

Il passaggio da Moto3 a Moto2 (e viceversa)

Innanzitutto, dobbiamo ricordare che Dennis Foggia è un pilota tutt’altro che mediocre. Ha fatto ottime cose già da giovanissimo, ha vinto il Mondiale Junior Moto3 con quasi 80 punti di vantaggio sul secondo e nel Mondiale Moto3 è cresciuto costantemente dal 2018 al biennio 2021/2022, che lo ha visto giocarsi il titolo in entrambi gli anni in sella alla Honda del team Leopard Racing.

Nel 2023, dopo dieci vittorie e altri tredici risultati a podio nella classe cadetta, Foggia è salito in Moto2 col team Italtrans. Le aspettative erano alte, pur con la consapevolezza che servisse un periodo di adattamento, ma le cose non sono andate affatto come si sperava, a cominciare dalle sole due top 10 ottenute a Valencia nel 2023 e ad Austin nel 2024. Proprio il sesto posto ottenuto in Texas a inizio 2024 aveva fatto ben sperare per le gare a venire, ma in quell’anno Foggia ha poi raggiunto la zona punti in sole due altre occasioni e in campionato ha chiuso solo 25° con 18 punti. 

Dennis Foggia
In azione in Moto2.

Pur con le classiche eccezioni, il passaggio dalla Moto3 alla Moto2 si è fatto sempre più difficile col passare degli anni, al punto che in molti lo ritengono anche più complicato rispetto allo step dalla Moto2 alla MotoGP. Inoltre, anche il passaggio contrario richiede un certo periodo di ri-adattamento, poiché le Moto3 sono moto meno potenti che premiano maggiormente la scorrevolezza in curva (oltre al classico tema delle scie che conta il giusto).

Questo può essere un motivo, OK, ma non il principale, anche perché Foggia aveva comunque iniziato abbastanza bene la stagione 2025 giocandosi la top 5 a Buriram e Austin, prima di calare successivamente tra ritiri e gare chiuse fuori dalla top 10.

La domanda principale che voglio porre è invece questa: cosa è successo in Moto3 durante il biennio che Foggia ha trascorso in Moto2?

 

Qualche nome

Se guardiamo bene agli avversari con cui ora Foggia si confronta in Moto3, troviamo diversi piloti che nel 2022 (ultimo anno del “Missiletto” nella classe cadetta) o correvano ancora nel JuniorGP, o erano solo al primo anno di mondiale e non erano ancora in grado di giocarsi risultati importanti.

Nella prima categoria rientrano piloti come José Antonio Rueda (che ha esordito nel Motomondiale nel 2023 dopo aver trionfato sia nel JuniorGP che nella Red Bull MotoGP Rookies Cup nel 2022), Ángel Piqueras (che ha fatto altrettanto un anno dopo) e Luca Lunetta (che ha esordito nel 2024 e subito è arrivato anche lui a lottare per il podio).

Nella seconda rientrano invece piloti come David Muñoz, Taiyo Furusato e Joel Kelso, che nel 2022 erano agli inizi e spesso ancora nelle retrovie, ma che sono cresciuti fino a giocarsi regolarmente podi e vittorie nell'ultimo anno e mezzo. In questa categoria rientra anche Matteo Bertelle, che purtroppo è fuori per infortunio, ma che è sempre stato tra i primissimi nelle prime gare del 2025 (e non dimentichiamo che aveva subito un infortunio piuttosto serio già nel 2022).

Moto3
Podio a Silverstone. Da sinistra: Máximo Quiles, José Antonio Rueda e Luca Lunetta.

Oltre a queste due categorie ce n’è una terza, anch’essa molto importante: i debuttanti del 2025. Qui rientrano ragazzi come Álvaro Carpe e lo stesso Máximo Quiles che con Foggia divide il box, entrambi già a podio, e anche altri come Guido Pini che stanno arrivando e hanno già fatto vedere cose importanti (e tra questi ci metterei anche Valentín Perrone e Cormac Buchanan). Piloti che, pur essendo al debutto, hanno già le doti, i mezzi e la fame per lottare subito coi migliori.

 

Come sono cambiate le cose

Ecco, questa tendenza in particolare è esplosa negli ultimi anni e ancor di più nelle stagioni in cui Foggia era in Moto2: i debuttanti che danno subito filo da torcere ai primi della classe, senza alcun timore reverenziale e con tempi di adattamento spesso rapidissimi. Basti pensare che hanno esordito e fatto subito bene il “sovrannaturale” Pedro Acosta e Izan Guevara nel 2021 e Diogo Moreira, Iván Ortolá e Dani Holgado nel 2022, nonché José Antonio Rueda, David Alonso e Collin Veijer nel 2023 e Ángel Piqueras e Luca Lunetta nel 2024. E nel 2025 abbiamo i già citati Álvaro Carpe, Máximo Quiles, Guido Pini ecc. Giusto per fare qualche nome.

Porto questo paragone a titolo puramente di esempio:

  • Nel 2021, anno del titolo di Pedro Acosta, hanno chiuso nella top 10 di campionato due rookies (Acosta e Guevara), un pilota al terzo anno di mondiale (Sergio García), due piloti al quarto anno (Foggia e Jaume Masiá), uno al quinto anno (Ayumu Sasaki) e ben quattro che facevano il mondiale da sette, otto o addirittura dieci anni (Romano Fenati, Niccolò Antonelli, Darryn Binder e Andrea Migno).
  • Nel 2023, anno del titolo di Jaume Masiá, hanno chiuso in top 10 tre rookies (Alonso, Veijer e Rueda), quattro piloti al secondo anno di mondiale (Holgado, Ortolá, Moreira e Muñoz), uno al quarto anno (Deniz Önçü), uno al sesto anno (Masiá) e uno al settimo (Sasaki).
  • Nel 2025, dopo i primi otto GP, il pilota più “veterano” in top 10 è Adrián Fernández alla sua “quarta stagione e mezza” nel mondiale, mentre gli altri sono al quarto anno (Kelso, Furusato e Muñoz), al terzo anno (Rueda), al secondo anno (Piqueras, Lunetta e David Almansa) o al primo anno (Carpe e Quiles).

Qualcuno potrebbe dire che abbiamo visto un ricambio maggiore negli ultimi anni, ma questa è una tesi a cui credo solo fino a un certo punto. L’impressione piuttosto è che, semplicemente, il livello di tale ricambio si sia alzato e di molto. E basta leggere i nomi di chi è davanti ora in Moto3 o anche di chi è salito in Moto2 negli ultimi due anni (Alonso, Moreira, Ortolá, Holgado ecc.) per rendersene conto.

Moto3
José Antonio Rueda in trionfo ad Austin.

Inoltre, basta guardare un paio di gare anche per capire che oggi ci sono tanti piloti e team in grado di giocarsi potenzialmente il podio, rispetto a quando per esempio Danny Kent ha vinto il titolo nel 2015 con la Honda del team Leopard e davanti, con qualche sporadica eccezione, c’erano più o meno gli stessi nomi tra piloti e team.

 

Conclusione

Ecco, parlando di piloti passati dalla Moto3 alla Moto2 e poi scesi nuovamente in Moto3…Dennis Foggia vorrà sicuramente avvicinarsi di più al Danny Kent del 2015 e vincere il mondiale, anziché a un Romano Fenati che nelle due volte che è “retrocesso” in Moto3 ha fatto qualche buon risultato e nulla più.

Il punto è che qui nessuno aspetta nessuno, e questo oggi vale più che mai. “Er Missiletto” deve quindi svegliarsi e rimboccarsi le maniche, se vuole davvero tornare in alto e trasformare questo passo indietro in un doppio passo avanti.