Cristian D'Arliano da Viareggio all'Europeo Stock: "Sogno la Moto2"
Una stagione piena di novità e nuove sfide, ma comunque in mani esperte e che conoscono bene il motociclismo internazionale. Questo è quanto sta affrontando nel 2025 Cristian D'Arliano, che quest'anno è approdato all'Europeo Stock (all'interno del JuniorGP) con la Yamaha del team FMTorrent, squadra gestita da un tecnico di esperienza nel Motomondiale quale è Josep Millán Martínez Díaz.
Classe 2006 di Viareggio, D'Arliano si è distinto nelle ultime stagioni all'interno del Trofeo Aprilia RS660 italiano, dove ha ottenuto tanti risultati in top 10 e un podio nel biennio 2023/2024. A fine 2024 è arrivata però la prima wildcard nella Stock continentale e anche se la gara è finita con un brutto incidente, il pilota toscano ha avuto un assaggio di quello che avrebbe trovato quest'anno: un campionato nuovo, su piste quasi tutte nuove per lui e di livello alto. E finora D'Arliano è cresciuto round dopo round, fino a chiudere la gara di Barcellona al 17° posto e con un passo che, senza un lungo iniziale, gli avrebbe consentito di giocarsi la zona punti. Un buon passo avanti, reso possibile anche dal supporto di Prata Motorsport insieme appunto a FM Torrent.
Palmen in Motorradsport ha avuto modo di intervistare Cristian D'Arliano per parlare della stagione 2025 e più in generale per conoscere meglio lui e il suo percorso nel motociclismo.
Cristian, come sta andando la stagione 2025?
È una stagione molto difficile, perché il livello qui è davvero alto rispetto al campionato italiano. In più vengo da moto (Yamaha R3 e Aprilia RS660, ndr) più semplici da guidare e portare al limite rispetto a questa. Essendo il primo anno sulla 600 stiamo faticando un po’, ma sono contentissimo del lavoro che stiamo facendo con tutto il team. Miglioriamo gara dopo gara, prendiamo sempre più confidenza con la moto e impariamo a lavorare bene tutti insieme. A Misano e Barcellona abbiamo fatto un grande passo in avanti rispetto alle gare precedenti, anche perché dopo la pausa estiva ci siamo allenati tanto. Manca ancora qualcosa per riuscire a stare nel gruppo che conta, ma siamo molto felici del lavoro svolto finora.
Ti sei dato un obiettivo particolare per questa stagione?
L’obiettivo principale era quello di crescere, apprendere e imparare. Purtroppo non abbiamo ancora la possibilità di allenarci con la stessa frequenza e intensità degli altri piloti, quindi cerco di lavorare su me stesso il più possibile, allenandomi con i mezzi che ho: bici, palestra e, quando posso, la pista. Per ora voglio imparare, migliorarmi, riuscire a stare nel gruppo e lottare con ragazzi che hanno un livello altissimo. È tutto nuovo per me e ho ancora poca esperienza su queste moto. Un'altra parte difficile è quella mentale: serve uno step importante per adattarsi a questo ambiente, che è molto diverso rispetto al CIV, sia per il livello sia per il modo di comportarsi nel paddock.

Sei nel team FMTorrent, che collabora col team del Mondiale Moto3 CIP Green Power. Come è nata questa collaborazione?
È una storia un po’ particolare. Nel 2022 dovevo iniziare a correre nel CIV Supersport 300 e abbiamo trovato un team che collaborava con Josep Millán Martínez Díaz, che ora è capotecnico del team CIP e proprietario del team FMTorrent. Lì ho conosciuto i suoi meccanici, che oggi lavorano nel mondiale e nell’europeo, e con loro ho fatto amicizia e disputato una buona parte della stagione.
Poi per vari motivi ho lasciato la Supersport 300, ma ci siamo ritrovati nel 2023 durante un test a Valencia. Ero lì con la mia Aprilia RS660, e uno di quei meccanici mi ha invitato a cena e mi ha poi presentato Josep il giorno dopo. Ci siamo trovati subito bene e Josep mi ha invitato a fare tre giorni di test a Cartagena, tra febbraio e marzo 2023. In quei giorni abbiamo fatto grandi progressi, sia nella guida sia nella messa a punto della moto. Da lì siamo rimasti in contatto per tutto il 2023.
Ogni tanto andavo in Spagna ad allenarmi e, a metà 2024, abbiamo deciso insieme di prendere una Yamaha R6 per prepararci all’ultima gara del 2024 e al campionato 2025. Ho iniziato ad allenarmi con loro ad agosto 2024, prima su piste piccole e poi sul circuito di Aspar, dove siamo andati subito forte. Josep è davvero bravo: facciamo sempre grandi passi avanti con la moto e con lui sto crescendo come pilota e come persona.
Poi è arrivato l’esordio a Estoril.
Era una moto senza telemetria e non avevo mai visto la pista. All’inizio ho faticato tanto, ma poi ho trovato un buon ritmo e in prova ho girato in 1’44”, che per me era un buon tempo. Purtroppo in gara ho avuto un incidente molto grosso: al primo giro, alla fine del rettilineo, sono rimasto senza freni e sono finito contro la moto davanti a me a più di 250 km/h. È stato l’incidente più brutto che abbia mai avuto. Sono rimasto fermo due mesi, poi sono tornato in moto. È stato difficile riprendere fiducia dopo un incidente così, ma pian piano ci sto riuscendo.
Facendo un passo indietro ancora più grande...Come è iniziata la tua carriera da pilota?
È iniziata grazie a mio cugino. Un giorno gli hanno regalato una Italjet 40 da cross e quando l’ho vista, ho detto subito che la volevo anche io. Mio padre mi ha quindi comprato una motina, quando avevo 4 o 5 anni, e da lì è cominciato tutto. Mi divertivo tanto, quindi siamo passati al motocross con un Beta 50 e poi ho avuto la mia prima moto con le marce: una KTM 65 SX. Un giorno mio cugino voleva provare le moto da pista e quindi andammo a Cattolica. Lì ho provato le minimoto e mi sono subito trovato bene, anche se al primo giorno sono caduto. Questa cosa di cadere in allenamento è poi diventata una costante, ma almeno non faccio altrettanto in gara (ride, ndr).
Come sono stati i tuoi primi anni da pilota?
Difficili. Ho iniziato con le minimoto nel campionato FMI toscano, dove sono arrivato secondo, e poi sono passato al campionato UISP emiliano, con un livello più alto. Non ho mai spiccato molto, ma c’è stato un momento in cui ho fatto uno step importante nella guida: nel 2019 ho corso con la 190 e allora ho fatto davvero una bella stagione, arrivando spesso in top 5 e vicino al podio. A Franciacorta, per esempio, potevo fare podio ma pioveva e non ero ancora veloce sull’acqua.
Bisogna anche dire che ero penalizzato dal peso: a 13 anni ero già alto un metro e 80 e pesavo 80 chili con la tuta, mentre gli altri erano molto più piccoli e leggeri. Questo mi faceva perdere mezzo secondo al giro. Poi siamo passati alla PreMoto3, ma da privati, e abbiamo vissuto due anni difficili. Non avevamo molte risorse per correre e infatti abbiamo fatto pochissime gare.

E lì sei passato alle derivate di serie.
Nel 2022 ho avuto l’occasione di correre nella Supersport 300. Non ero ancora competitivo, ma ho imparato e sono cresciuto durante l'annata. Dopo un anno, nel 2023 siamo passati al Trofeo Aprilia RS660 e lì abbiamo fatto un grande salto: alla prima gara al Mugello eravamo subito in top 10 e poi a Vallelunga giravamo in 1’44” basso, vicini ai primi. Siamo stati costanti per tutto l’anno.
Nel secondo anno con l’Aprilia RS660 ho avuto un brutto incidente a inizio stagione e sono rimasto fermo più di un mese, ma al ritorno al Mugello sono salito sul podio con un terzo posto sull’acqua. È stata una grande soddisfazione dopo tanta sofferenza. Alla Racing Night di Misano siamo partiti forte, ma in qualifica abbiamo rotto il cambio e dovuto montare un motore nuovo, che ci ha dato problemi per tutta la stagione. Nonostante tutto siamo sempre rimasti nella top 5 o top 10, e al Mugello ho fatto anche il mio primo giro veloce in gara.
Gli anni in cui non avevi la possibilità di puntare in alto, come li hai vissuti?
Gli anni della Premoto3 sono stati mentalmente molto duri. Facevamo tanti sacrifici ma la moto non era competitiva, era una moto “assemblata”, non di un team strutturato. Nella 300, invece, la difficoltà principale era tecnica: con una moto da 50 cavalli il pilota può fare la differenza, ma solo fino a un certo punto. Mi ricordo che dopo la stagione abbiamo fatto un test con una moto del gruppo di testa e la differenza si è vista subito. A Vallelunga, per dire, giravamo solo sette decimi più lenti rispetto ai migliori, mentre in gara il gap era molto maggiore.
Ma c’è mai stato un momento in cui hai pensato di mollare tutto?
No, non ho mai davvero pensato di mollare. Posso dire a qualcuno che sto faticando, che non capisco il perché di certe difficoltà, ma dentro di me so di non essere meno bravo o meno talentuoso degli altri. Credo che con il lavoro si possa arrivare ovunque. La mia idea è che il pilota e il team debbano essere un tutt’uno: se entrambi lavorano al meglio, il risultato arriva. Puoi avere il pilota migliore del mondo, ma se la moto non è competitiva non vincerai. Allo stesso tempo puoi avere la moto perfetta, ma se il pilota non è al massimo, non arriverai. L’importante è stare a testa alta, sempre.
Che obiettivo hai per la tua carriera?
Ultimamente mi sto interessando molto alla Supersport 600. Ho fatto un test e mi è piaciuta tantissimo. Sto prendendo contatti, ma tengo aperte tutte le possibilità: se riusciamo a crescere in questa categoria e fare un vero salto di qualità, benissimo. Il sogno resta la Moto2, ma anche la Supersport mi attira molto. A Misano, ad esempio, un ragazzo mi ha detto: “La tua guida è più da Moto2 che da 600”. Ed è vero, perché ho uno stile di guida molto aggressivo, spigoloso, con un grande uso di freno e acceleratore. Vedremo cosa mi riserverà il futuro...

Chi è il tuo idolo o la tua ispirazione in pista?
Non ho un idolo vero e proprio, nel senso che non c'è un pilota a cui guardo sperando di diventare come lui. Cerco di prendere il meglio da tutti. Uno che ammiro molto è Pedro Acosta: da quando vinse in Qatar partendo dalla pit lane (in Moto3 nel 2021, ndr), l’ho sempre seguito. Mi piace il suo stile di guida e come persona ha quella spensieratezza che in pochi hanno. È uno che lavora, che non si arrende mai, ma allo stesso tempo sembra sempre sereno. È una qualità che ammiro tantissimo.
Il tuo stile di guida, invece, ricorda un po’ quello di Marc Márquez. Ti ci rivedi?
Sì, perché mi piace guidare al limite. Non è che cerchi il movimento continuo della moto, ma mi piace quando esco da una curva convinto di averla fatta al massimo. Però la cosa più importante è capire dove migliorare: se la moto si muove troppo, la prima cosa da dire è “risolviamo questo”, non “che figata”. Bisogna lavorare così almeno finché non arrivi a un livello superiore, dove la moto si muove di nuovo, ma perché stai andando ancora più forte.
Passando ora alla tua vita lontane dalle piste, quali passioni hai fuori dalle gare?
Quando avevo 14 o 15 anni ero fissato con il motorino. Avevo il mio Zip e andavo sempre in giro a impennare, anche se all’inizio non sapevo farlo. Mi dava fastidio non riuscirci, finché un giorno un mio amico mi insegnò e da lì non ho più smesso. A 16 anni ho preso la patente per la 125cc, ed è stato un disastro, perché da lì ho iniziato a stare sempre in giro e a impennare col motorino.
Mi è sempre piaciuto divertirmi con le moto anche fuori dalla pista, non sono mai stato un tipo tranquillo. Un giorno, per esempio, con il motorino siamo andati fino all’Abetone, facendo quindi ben 120 chilometri. È stata una pazzia, ma mi piaceva sfidarmi e in generale sono una persona molto attiva, che ha sempre bisogno di fare qualcosa.
Ti piacciono altri sport, a parte il motociclismo?
Mi piace molto il basket, grazie a mio cugino. Ho anche giocato un po’, non ero fortissimo ma me la cavavo, e ogni tanto seguo l’NBA. Mi piacciono anche le corse automobilistiche, soprattutto le GT3 e le gare a ruote coperte più che la Formula 1. Da poco ho iniziato anche con la bicicletta: da agosto vado in bici tre volte a settimana e ho già fatto circa 800 chilometri. Mi sto appassionando molto e mi aiuta anche a tenermi allenato per le gare.
In conclusione, vuoi ringraziare qualcuno in particolare?
Sicuramente ringrazio mio padre, che mi permette di fare tutto questo. Si impegna tantissimo, non solo economicamente ma anche portandomi in pista e stando sempre con me. Gli devo davvero molto, anche perché a volte ho sbagliato e non sempre mi sono comportato bene con lui. Ringrazio poi Josep, che mi ha dato la possibilità di correre qui nell’Europeo. Senza di lui non sarei mai riuscito a essere qui, in mezzo a tanti piloti così forti. Ora spero di continuare a crescere e a migliorarmi.
Palmen in Motorradsport ringrazia Cristian D'Arliano per la disponibilità e gli augura il meglio per le prossime gare e stagioni.