Cormac Buchanan: Dall'estremo sud della Nuova Zelanda al Motomondiale

Cormac Buchanan
Cormac Buchanan. Credit: Palmen in Motorradsport

La stagione 2025 ha portato molti volti nuovi nel paddock della MotoGP e uno dei più interessanti è il primo pilota neozelandese a prendere parte a una stagione del Motomondiale: Cormac Buchanan, impegnato nella Moto3 col team DENSSI Racing BOE.

Nato nel 2006, Buchanan ha iniziato la sua carriera correndo nello speedway, ma poi si è innamorato delle corse su pista e da allora ha fatto enormi progressi fino ad arrivare alla situazione di oggi. Il pilota neozelandese ha dimostrato senza dubbio di avere talento: vittorie e titoli in patria e in Australia, progressi costanti e diversi piazzamenti nella top 10 nella Red Bull MotoGP Rookies Cup dal 2021 al 2023 e podi nel JuniorGP nel 2024. Un percorso estremamente positivo, che lo ha portato al Mondiale Moto3 nel 2025. La stagione da debuttante di “MacAttack” non sta andando affatto male: a parte qualche difficoltà (come alcune cadute e l’infortunio che lo ha costretto a saltare il GP della Repubblica Ceca), Buchanan è andato a punti in diverse gare e ha anche raccolto alcuni piazzamenti nella top 10, classificandosi 10º ad Austin e al Motorland Aragon e 9º al Sachsenring.

C’è ancora margine per migliorare, ma le basi per crescere ci sono tutte. Palmen in Motorradsport ha avuto l’occasione e l’onore di intervistare Cormac Buchanan per parlare della sua stagione 2025, della sua carriera e di cosa significhi per lui rappresentare la Nuova Zelanda. E ne è uscita una piacevole chiacchierata, sicuramente una delle interviste migliori che abbia mai fatto finora.

 

Cormac, come sta andando la tua prima stagione nel Mondiale?

Penso che questa stagione abbia superato le mie aspettative. Da rookie non bisogna arrivare con aspettative troppo basse, perché devi credere in te stesso, ma bisogna comunque avere pazienza e ricordarsi che serve tempo. Finora è stata una buona stagione. Il team è stato davvero bravo a permettermi di crescere e imparare coi miei tempi. Dal primo test a Portimão fino a oggi, il miglioramento è stato enorme. Per me questa stagione serve a imparare e fare esperienza in tutto: le nuove piste, il nuovo campionato...tutto. Sta andando bene.  

Cormac Buchanan
In azione al Sachsenring. Credit: Paco Díaz

 

E qual è stata secondo te la tua miglior gara finora?

Aragon. Abbiamo fatto una grande qualifica, col 13º tempo, e la corsa è iniziata piuttosto bene. È stata la gara in cui ho usato di più la testa. Ho gestito molto la gomma all’inizio, cosa difficile in Moto3, e poi negli ultimi giri giravo da uno a un secondo e mezzo più veloce dei primi. Finire nel gruppo di testa a meno di due secondi dal primo non era quello che mi aspettavo, in quella che era solo la nona gara della stagione. Le gare in cui devi essere intelligente e paziente sono le più difficili, ma ho gestito le gomme davvero bene e questo mi ha sorpreso.

Quella è stata la mia seconda top ten della stagione (poi è arrivato il 9° posto al Sachsenring, ndr) e un momento speciale. È stato anche il primo weekend in cui sia io, sia il mio compagno di squadra Ruché (Moodley, ndr) siamo andati direttamente in Q2 ed entrambi abbiamo chiuso a punti. Inoltre Aragon è una pista speciale per me, perché lì ho corso una delle mie prime gare di JuniorGP. È stato davvero un weekend divertente.

 

Hai detto che hai già superato le tue aspettative. Cosa ti aspettavi all’inizio?

Alla fine del primo weekend in Thailandia era davvero difficile anche solo stare nei primi 20. Mi sono detto: "Questo è il punto di partenza e se riuscirò semplicemente a migliorare gara dopo gara, allora sarò contento". Passare dalla 22ª posizione in qualifica in Thailandia a lottare qualche volta per la top 10 adesso, nel gruppo di testa, è già più di quanto mi aspettassi. Il miglioramento è stato più veloce di quanto credevo, soprattutto su piste dove non ho molta esperienza. Per esempio ad Austin, che probabilmente è stata una delle piste più difficili, ho comunque vissuto uno dei migliori weekend della stagione. È in parte questione di esperienza, ma conta anche il modo in cui stiamo lavorando come squadra. Stiamo trovando il nostro metodo e questo ci rende più veloci in pista.

 

E qual è il tuo obiettivo per le gare rimanenti della stagione 2025?

Lo stesso della prima metà: migliorare costantemente ed essere consistenti. Arriveranno nuove piste e non vedo l’ora di fare nuove esperienze. Se riuscirò a fare il salto da metà classifica a lottare costantemente con il gruppo di testa, non solo in alcune gare ma con regolarità, quello sarà il massimo. Voglio semplicemente mettere insieme una serie di buoni risultati e fare il miglior lavoro possibile.

 

Nel 2021 sei venuto in Europa per la Red Bull MotoGP Rookies Cup e hai corso anche qualche gara nella British Talent Cup, arrivando direttamente dalla Nuova Zelanda. È stato uno shock all’inizio?

Mi ha riportato coi piedi per terra, come mai mi era successo nella mia carriera. Quella prima stagione in Europa è stata la più dura che abbia mai vissuto. In Nuova Zelanda vincevo quasi tutte le gare, ma appena arrivato in Europa ero a cinque secondi dai primi. Devi imparare a perdere e questo è difficile. Ma il 2021 è stato anche uno degli anni più importanti, perché correre in un ambiente così competitivo e di livello alto mi ha insegnato moltissimo. L’anno dopo sono tornato più forte e quello dopo sono andato ancora meglio. Mio padre e io non sapevamo nulla dell’Europa in quel momento, ma abbiamo sfruttato al massimo ogni giorno e ci siamo goduti l’esperienza. Ora non è facile, perché il mondiale è ancora più duro, ma almeno so meglio cosa faccio e cosa aspettarmi.  

Cormac Buchanan
Red Bull MotoGP Rookies Cup ad Assen (2023). Credit: Gold & Goose/Red Bull Content Pool

 

Quali sono i tuoi migliori ricordi della Rookies Cup?

Ho passato tre anni lì, durante i quali ho conosciuto tanti piloti e stretto grandi amicizie. L’ultima stagione è stata speciale, soprattutto quando a Le Mans ho chiuso 5º nel giorno del compleanno di mio padre. È stato davvero speciale. Un altro ricordo, anche se non è finita bene, è stato al Mugello nel 2022. Stavo conducendo con otto secondi di vantaggio sul bagnato e poi sono caduto. Era la prima volta che ero al comando di una gara in Europa e non ero pronto. Resta comunque indimenticabile. In generale i tre anni nella Rookies Cup mi hanno formato come pilota e mi hanno reso quello che sono oggi.

 

Nel 2024 ti sei concentrato solo sul JuniorGP e hai avuto una buona stagione.

Il 2024 è stata la mia miglior stagione fino a quel momento. È stato anche il primo anno in cui ero solo con mia madre, poiché mio padre è rimasto in Nuova Zelanda. È stato un anno memorabile ma anche stressante, perché stavo lottando per un posto nel Motomondiale e non sapevo cosa sarebbe potuto succedere. Ci sono state anche alcune notti insonni. In pista però è andata molto bene. Il mio primo podio (a Misano, ndr) è stato speciale, poi il weekend dopo ho conquistato la pole position e un altro podio (a Estoril, ndr).

Abbiamo avuto una serie di buoni risultati, ma anche momenti difficili in cui non riuscivo a lottare per il podio. Nonostante questo siamo tornati forti nell’ultima gara a Estoril, dove ho chiuso secondo a meno di mezzo decimo dal vincitore. Probabilmente quello è il mio ricordo più bello e soprattutto è stato il modo perfetto per ringraziare e salutare il team AGR, prima di passare al mondiale. Anche farlo in quell’anno con mia madre al mio fianco è stato speciale, dopo aver passato tre anni in Europa con mio padre.

 

Nel 2025 stai invece vivendo lontano dalla tua famiglia. Come ti senti a riguardo?

È l’esatto opposto rispetto agli anni precedenti, perché vivo da solo a Barcellona. La mia famiglia deve restare in Nuova Zelanda e questo è difficile. Mio padre è venuto a qualche gara, ma per il resto sono da solo. Ora ho la patente e vivo come un adulto facendo il bucato, lavando i piatti, cucinando ecc.. Non è facile, in un mondo perfetto la mia famiglia sarebbe qui, ma ho dovuto trovare la mia strada.

È particolarmente difficile, perché è il mio anno da rookie nel mondiale, ma il mio team è davvero come una famiglia per me. Vengo in pista e sto con amici, i miei meccanici, e le persone del team capiscono quanto sia difficile non avere la mia famiglia con me. Quel legame è fondamentale. Mi fanno sentire molto benvoluto e visto che passo tutto l’anno viaggiando con loro per 22 gare, sono diventati la mia famiglia in Spagna.  

Cormac Buchanan
Parco chiuso a Estoril (2024). Credit: JuniorGP

 

Sei diventato il primo pilota neozelandese a fare una stagione completa nel Motomondiale dopo Simon Crafar. Che effetto ti fa?

È una sensazione davvero speciale e allo stesso tempo mi sento un po’ solo, perché non ci sono altri piloti neozelandesi qui. Simon Crafar è direttore di gara e ci sono alcuni neozelandesi che lavorano qui, ma io sono l’unico pilota. Così faccio amicizia principalmente coi piloti australiani, che sono quelli più vicini a casa mia. Sento che sto rappresentando il mio paese e soprattutto sto aprendo la strada per le generazioni future. Più neozelandesi riusciremo ad avere qui, meglio sarà.

Voglio dimostrare ai ragazzi della Nuova Zelanda che anche se veniamo da un paese lontano e le corse non sono così importanti lì, è comunque possibile arrivare al mondiale e fare bene. “Impossibile” è solo una parola. Se hai determinazione e lavori abbastanza duramente, puoi farcela. Non è facile, devi fare molti sacrifici, ma sono orgoglioso di rappresentare il mio paese. Essere l’unico è difficile, un po’ come non avere la mia famiglia qui, ma è anche speciale essere il primo a rappresentare la Nuova Zelanda qui dopo 25 anni.

 

Parlando degli anni che hai passato in Nuova Zelanda, quali sono i tuoi ricordi migliori?

Se avessi un mondo perfetto, viaggerei da qui alla Nuova Zelanda e ritorno, perché amo stare lì. Per quanto riguarda le corse, il mio ultimo anno in Nuova Zelanda, nel 2023, è stato probabilmente il migliorr. Correvo con la Supersport 600 e sapevo che sarebbe stata la mia ultima stagione lì: non potevo continuare a correre in Nuova Zelanda, perché se mi fossi fatto male avrei messo a rischio la mia carriera a livello internazionale. Così ho cercato di godermela al massimo, non solo in pista ma anche con i miei amici e la mia famiglia a casa.

Ancora oggi, quando torno in Nuova Zelanda per la pausa invernale, è tutto come quando avevo cinque o sei anni. Per me passare del tempo lì è come un reset, che mi risolleva dalla pressione che c'è nel mondiale. Crescere lì mi ha dato tantissimi ricordi. In Nuova Zelanda si gareggia in un’atmosfera familiare: finivi una sessione, entravi nel box di un altro pilota e restavi lì a parlare per un’ora. Mi manca tutto ciò. Il paddock qui è come una famiglia, ma non nello stesso modo rilassato che c’è in Nuova Zelanda. Lì corri più spensierato e ti diverti davvero. Nell’ultimo anno ho persino corso con mio padre ed è stato davvero speciale. Non puoi replicarlo da nessun’altra parte.

 

Qual è stata la tua miglior stagione in Nuova Zelanda e in Australia, visto che hai corso anche nell’Oceania Junior Cup?

Nel 2019 la mia prima gara su pista è stata in realtà in Australia, perché ero troppo giovane per correre in Nuova Zelanda. Ma la miglior stagione è stata l’ultima corsa in Nuova Zelanda. Dal punto di vista dei risultati è stato il mio anno migliore: ho vinto tutte le gare, fatto tutte le pole, battuto ogni record sul giro, ma appena scendevo dalla moto tornavo a divertirmi con i miei amici. Quel bilanciamento tra vittorie e leggerezza lo ha reso speciale.

Vincere il campionato della 600 sul mio circuito di casa, Teretonga, è stato indimenticabile. È a soli 10 minuti da casa mia e dopo anni senza gare era tornato in calendario. Da bambino il tuo sogno può essere correre nel mondiale, ma da neozelandese il sogno è vincere un titolo a casa tua. Ho vinto il campionato davanti ai miei compagni di scuola e alla gente della mia città, poi quella sera sono tornato a dormire nel mio letto. Quella è stata senza dubbio la mia stagione preferita in Nuova Zelanda.

 

C’è qualcosa di curioso riguardo le tue origini. Ti va di condividerlo?

Il posto da cui vengo è proprio all’estremo sud della Nuova Zelanda: se guardi la mappa, ti rendi conto che si trova molto vicino all'Antartide. E il clima lì è pazzo. Ogni volta che si corre nella mia città, la gente dice: “Non portare le gomme slick, perché pioverà”. E infatti piove sempre, quindi si gira molto sul bagnato. Poi vieni qui al mondiale, corri sul bagnato e ti sembra dieci volte meglio, perché le piste hanno un grip incredibile.

Qui sei quasi viziato, con moto straordinarie e piste eccezionali. L'Europa è molto avanti rispetto alla Nuova Zelanda, ma correre lì mi ha preparato bene. Ricordo che il venerdì ad Austin si è svolto completamente con la pioggia. Ho chiamato mio padre prima di entrare in pista e gli ho detto: “Sembra di essere tornati a casa”. Anche in Germania il clima è uguale a quello della Nuova Zelanda. Se piove, la mia famiglia potrebbe anche trasferirsi qui, perché a parte la lingua non ci sono differenze (ride, ndr).

 

In conclusione, come ti senti riguardo al percorso che hai fatto e al futuro che ti aspetta?

A volte devo fermarmi e riflettere, perché ho fatto la mia prima gara su pista nel 2019 e ora sono nel Motomondiale. Sono stati sei anni velocissimi (prima correva nello speedway junior, ndr). Per arrivare a questo livello così in fretta devi crescere rapidamente e migliorare tanto. Già alla mia seconda stagione completa mi sono ritrovato in Europa, dopo solo un anno di corse. Quella è stata la parte più dura, perché i piloti in Spagna e in Italia iniziano molto giovani, mentre io ho cominciato a 12 anni e quindi ero un po’ indietro.

Ma quegli anni sono stati memorabili, perché improvvisamente ero un ragazzino neozelandese che correva in moto per lavoro. Questo è il sogno di qualsiasi bambino. Pensare al futuro è emozionante. Se ho ottenuto così tanto in sei anni, chissà cosa potrà succedere nei prossimi sei. Questo mi tiene motivato e mi fa allenare più duramente ogni giorno. Dopo la mia prima gara in Thailandia ho pensato: "Non voglio mai lasciare il mondiale". È qui che voglio passare il resto della mia carriera. Spero di rimanere qui per decenni.

 

Palmen in Motorradsport ringrazia Cormac Buchanan per il tempo dedicato e Iñaki Pahissa (Team Coordinator del DENSSI Racing BOE) per aver reso possibile l’intervista. I migliori auguri al pilota e al suo team per le prossime gare e stagioni.