Brian Uriarte pronto per la Moto3: "Giocarmi il titolo al debutto? Non è impossibile!"

Il 2025 ha rappresentato l'anno della definitiva conferma per Brian Uriarte. Il giovane pilota spagnolo ha infatti vinto il titolo nella Red Bull MotoGP Rookies Cup, sta facendo grandi cose nel JuniorGP (dove è primo in campionato) e si è recentemente assicurato un posto nel mondiale Moto3 nel 2026, col team Red Bull KTM Ajo. Ai più il nome di Uriarte potrebbe sembrare sconosciuto, ma negli anni si sono viste tante dimostrazioni del suo talento.
Classe 2008 di Santander, Uriarte ha stupito subito nelle categorie propedeutiche e nel fuoristrada e ha ben presto attirato l'attenzione di Emilio Alzamora, che lo ha portato a correre nel team Monlau. Uriarte ha poi vinto titoli spagnoli, vinto e raccolto podi al primo anno nella European Talent Cup a soli 12 anni e affrontato una bella scalata con grandi risultati anche nella Red Bull MotoGP Rookies Cup, dove nel 2024 ha chiuso in seconda posizione all'esordio.
Sempre nel 2024, inoltre, il pilota spagnolo è entrato a far parte di SeventyTwo Motorsports, nuovo progetto di Alzamora per crescere giovani talenti e portarli al Motomondiale (un esempio su tutti: Guido Pini), e ha esordito nel JuniorGP col team UAX SeventyTwo Artbox Racing una volta raggiunta l'età minima. Risultato? Vittoria al debutto e podi nelle gare successive. Il tutto fino alla stagione in corso, dove Uriarte ha fatto e sta facendo sognare come "Next Big Thing" di questo sport.
Palmen in Motorradsport ha avuto l'onore di intervistare Brian Uriarte per parlare della stagione 2025, della sua carriera fino ad oggi e anche dell'imminente passaggio al Motomondiale.
Brian, ti sei aggiudicato il titolo nella Red Bull MotoGP Rookies Cup. Che stagione è stata per te?
È stata una stagione complicata, perché il peso ha avuto un ruolo importante. Sto crescendo e con queste moto i chili si sentono ancor di più. Sono comunque riuscito a gestire il tutto abbastanza bene, perché quest’anno ho fatto un bel passo avanti in termini di disciplina e mentalità controllandomi meglio, allenandomi di più e mangiando meglio. Questo mi ha anche aiutato a essere più calmo e a ragionare di più in pista e così ho potuto vincere il titolo battendo degli avversari molto forti, che mi hanno reso la vita difficile. Questa esperienza nella Rookies Cup è servita molto anche per il JuniorGP, perché quello che si impara nella Rookies Cup vale anche lì. Mi sono divertito e vincere il titolo è stato un sogno diventato realtà. Già nel 2024 ci ero andato vicino, ma quest’anno ce l’ho fatta e ne sono molto felice.
Qual è stato per te il momento decisivo della stagione nella Rookies Cup?
Dopo le gare del Mugello. Non era stato un weekend negativo, ma non era neanche andato molto bene. Lì ho capito che qualcosa non funzionava e ho fatto un passo avanti che mi è servito anche per l’Austria. Ho imparato che bisogna correre con più calma e pensare di più al finale di gara che all’inizio. È stato un punto chiave, che mi ha aiutato molto nell’ultima parte della stagione.

Vieni dalla Cantabria, una comunità autonoma da cui arrivano ben pochi piloti.
In Cantabria non ci sono circuiti per allenarsi ed è difficile emergere, però sto lavorando molto duramente. Mi sono trasferito a Barcellona per allenarmi e questo mi sta aiutando nella mia crescita. La stagione 2025 mi sta dando molte opportunità, anche se mancano ancora delle gare e ho ancora delle opportunità per imparare, e sono felice di sapere che l’anno prossimo sarò nel mondiale Moto3. C’è ancora da lavorare, ma mi sento pronto per il salto.
Nel mondiale ti aspetti di poter già lottare per risultati importanti, come hanno fatto altri piloti arrivatici passando per la Rookies Cup e il JuniorGP?
Tanti dei piloti che corrono ora nel mondiale Moto3 sono stati miei avversari fin da quando ero piccolo. Sono piloti fortissimi, ma anch’io mi sento forte. Non posso però paragonarmi a loro, perché hanno già esperienza e io non sono ancora salito sulla moto del mondiale. Quando lo farò, vedrò davvero il mio livello rispetto a loro. Comunque credo molto in me, sento grande sostegno e so che correrò in una bella squadra. Sarà molto difficile lottare subito per il titolo, ma non lo considero impossibile: altri piloti ci sono riusciti, quindi non vedo perché non dovrei riuscirci io.
Hai vinto la Rookies e stai andando molto bene anche nel JuniorGP, dove sei in testa al campionato. Cosa racconti a riguardo?
Nel JuniorGP abbiamo una struttura molto solida. Emilio Alzamora ha creato un grande team e si nota quando lavori in un ambiente positivo. Nella Rookies Cup il setup è uguale per tutti e sei lì solo con tuo padre e un meccanico, mentre qui ho un team che mi supporta e con cui ho fatto squadra. È il mix perfetto. Io sono un pilota molto legato ai miei affetti e mi piace prendermi cura delle persone che mi circondano, così come che loro si prendano cura di me. Questo si riflette anche in moto: sono più sereno, più libero e con meno pressione. Questo lo stiamo vedendo in pista, perché stiamo dimostrando di essere i più veloci quasi sempre, anche se ci sono avversari forti.
Sei anche seguito da una figura esperta come Emilio Alzamora. Cosa ti ha insegnato principalmente?
Emilio ha moltissima esperienza e mi sta aiutando molto dentro e fuori dalla pista, ma soprattutto fuori per poi applicare gli insegnamenti anche in gara. Ha i suoi metodi, è rigoroso e per me questo è importantissimo. Non mi serve sentirmi dire quanto sono bravo: preferisco lavorare con chi mi dice quello che non voglio sentirmi dire, perché è l’unico modo per crescere veramente. Molti piloti vogliono solo sentirsi dire che sono forti, io no. Emilio mi ha insegnato proprio ad essere ricettivo, ascoltare chi mi circonda e distinguere chi ha ragione e chi no. È una persona che ne sa molto e ha quasi sempre ragione. Non per caso hanno lavorato con lui tanti campioni come Marc Márquez, Álex Márquez, Pecco Bagnaia e Fabio Quartararo.

Come è iniziata la tua carriera nel motociclismo?
Mio padre correva in moto. La mia passione è nata andando in circuito con lui e a un certo punto mi ha detto che non mi avrebbe dato una moto, a meno che non l’avessi chiesta io. Alla fine ha dovuto aspettare ben poco, quindi ho iniziato ben presto a correre. Da bambino ero estremamente entusiasta di andare in modo e lui ha saputo gestire tale entusiasmo molto bene, senza forzarmi. Mio padre è sempre stato un punto di riferimento: è il primo di cui ascolto i consigli, anche quando mi dice cose scomode, e ha sempre scelto bene i campionati e i momenti giusti per muovere i miei passi in questo sport.
Se non fosse stato per lui non avrei conosciuto Emilio, che guardandomi mentre mi allenavo col dirt track ha visto del potenziale e mi ha proposto di passare alla velocità. Con lui (quando lavorava nel team Monlau, ndr) ho corso per due anni in Moto4 e per tre anni nella European Talent Cup. Quando lui ha smesso di lavorare coi fratelli Márquez, mio padre è stato il primo a scrivergli per proporgli di lavorare con me. Ed è stata una scelta azzeccata, perché grazie a lui ho una base solida per prepararmi in vista del mondiale.
Puoi riassumere i tuoi traguardi fino ad oggi?
Sono stato campione spagnolo nella 110cc e nella Moto4 e ho anche vinto gare e titoli nel dirt track e nel motocross. Parlando solo della velocità, oltre ad avere due titoli nazionali sono arrivato terzo nella European Talent Cup e nel 2024 ho fatto bene nel Junior GP e sono arrivato secondo nella Rookies Cup. Al debutto nel JuniorGP ho vinto subito una gara e ottenuto la pole position, con tempi vicini a quelli del mondiale. Quest’anno ho vinto il titolo nella Rookies Cup e più volte ho fatto tempi molto vicini a quelli del mondiale, pur con una moto inferiore. Ho già un bel palmarès, ma voglio arricchirlo ulteriormente, anche se non sarà facile dovendomi confrontare con rivali molto forti, come successo già in questi anni.
Ti sei trasferito a Barcellona molto giovane. Com’è stato l’inizio?
Sono cresciuto a Santander con la mia famiglia. Lì però non c’erano né le strutture, né il clima per allenarmi e potevo fare al massimo motocross. Per questo abbiamo deciso che dovevo trasferirmi a Barcellona e così ho fatto nel 2024. Sono lontano da casa, in un ambiente nuovo e senza la mia famiglia accanto, ma questo mi ha aiutato molto a crescere e mantengo comunque un ottimo rapporto coi miei genitori, che sento vicini nonostante la distanza. Emilio è lì con me e mi aiuta a gestire viaggi e allenamenti. Vicino a me ho anche Gerard (Riu, ndr), che mi segue come consulente sportivo e con cui ho grande fiducia, e Sergi, che cura la preparazione fisica. Vivo e mi alleno in un Centro di Alto Rendimento con Daniel Carrión, il mio allenatore personale. Tutto questo mi sta portando sempre più in alto.
Immagino che il tuo obiettivo ultimo sia quello di diventare campione del mondo.
Sono molto ambizioso: voglio vincere il titolo in MotoGP quante più volte possibile e diventare campione del mondo anche nelle categorie propedeutiche. Serve tanto lavoro, ma ho tutti gli strumenti necessari per riuscirci. Non c'è limite ai sogni, perché nulla è impossibile.
Anche tuo cugino Marcos Uriarte è già nel Mondiale. Che rapporto hai con lui?
Abbiamo un bel rapporto e mi è anche stato vicino quest'anno quando correvo nella Rookies Cup. Anche lui ha lasciato la Cantabria e ora vive tra Alicante e Barcellona, soprattutto per curarsi dall’infortunio di inizio stagione. Nonostante questo, ha fatto delle belle gare nel mondiale. L’anno prossimo correremo insieme e questo è esattamente il sogno che avevamo da bambini. È un riferimento per me, lo considero quasi un fratello.

In Cantabria però non siete molto conosciuti, vero?
So che è sorprendente, ma siamo più conosciuti fuori da Santander che nella nostra città, dove è decisamente più popolare il ciclismo. È comunque normale: io e Marcos non abbiamo ancora fatto nulla di straordinario e il motociclismo non è uno sport così seguito come calcio, basket o Formula 1. Le categorie giovanili come la Rookies Cup o il JuniorGP non le conosce quasi nessuno, visto che tutti guardano solo Moto3, Moto2 e MotoGP. Speriamo che l’anno prossimo diventiamo più popolari, anche perché vorrà dire che stiamo facendo bene.
Cosa ti piace fare lontano dalle piste?
Ultimamente mi sto appassionando molto al ciclismo. Sono competitivo, mi piace vincere e anche con mio padre ci sfidiamo spesso. È un ottimo allenamento soprattutto a Santander. Amo anche il motocross: in passato mi sono infortunato praticandolo, ma voglio riprendere questo sport in quanto è un ottimo allenamento. Mi piacciono molto anche il dirt track e il flat track, che sono sport poco popolari, ma anch'essi ottimi per allenarsi.
Quali sono i tuoi punti di forza e di debolezza, come pilota e come persona?
Mi considero un pilota completo. Il mio punto forte è la mentalità: qui la componente mentale è importante e se non sei concentrato non vai forte. Punti deboli...non credo di averne, forse Emilio saprebbe rispondere meglio (ride, ndr). In ogni caso se qualcuno mi fa notare che sbaglio, mi correggo in fretta. Come persona, mi piace prendermi cura di chi mi circonda.
Per concludere, vuoi ringraziare qualcuno in particolare per ciò che stai vivendo?
Ringrazio soprattutto i miei genitori: non è facile lasciare che un figlio insegua un sogno che può costargli la vita. Sono stati coraggiosi e mi hanno dato una mentalità forte. Ringrazio anche il team, che sta facendo un lavoro eccezionale. Anche il mio compagno di squadra Carlos (Cano, impegnato nella European Talent Cup, ndr) sta crescendo molto: lo vedo maturare e credo che farà molto parlare di sé in futuro.
Palmen in Motorradsport ringrazia Brian Uriarte per la disponibilità ed Emilio Alzamora e Andrea Uriguen di SeventyTwo Motorsports per aver reso possibile l'intervista. A pilota e squadra i migliori auguri per le prossime gare e stagioni, soprattutto per il debutto nel Motomondiale di Brian.