Bo Bendsneyder: "In Supersport mi diverto. Per il 2025 punto a..."

Bo Bendsneyder
Bo Bendsneyder. Credit: Palmen in Motorradsport

Ogni anno vediamo alcuni piloti lasciare il paddock della MotoGP per approdare al Campionato del Mondo Supersport, provenendo sia dalla Moto3 che dalla Moto2. Il 2025 non fa eccezione, visto che il WorldSSP ha accolto piloti come Jeremy Alcoba, Jaume Masiá, Filippo Farioli e Xavi Cardelús. Più il protagonista di questa intervista: Bo Bendsneyder.

Nato nel 1999, Bendsneyder è entrato nel paddock del WorldSBK già alla fine del 2024, unendosi al team MV Agusta Reparto Corse dopo aver lasciato il Preicanos Racing Team in Moto2. L’olandese ha così messo fine a un lungo percorso nel paddock del Motomondiale, iniziato attraverso la Red Bull MotoGP Rookies Cup e dove si era distinto come campione 2015 della serie monomarca KTM. Tuttavia, il suo passaggio per le classi Moto3 e Moto2 non è stato altrettanto fruttuoso: solo due podi in Moto3 nel 2016 (Silverstone e Sepang) e uno in Moto2 nel 2023 (Austin). Bendsneyder ha dovuto affrontare difficoltà legate alla sua altezza in Moto3 e pacchetti poco competitivi in Moto2, fino al suo abbandono a metà stagione nel 2024. Tuttavia, Bendsneyder ha trovato un nuovo inizio approdando al WorldSSP con la MV Agusta, e gli sono bastate le ultime due gare del 2024 per conquistare il suo primo podio nella categoria, chiudendo Gara 2 a Jerez al terzo posto.

Nel 2025, finora, Bendsneyder è riuscito a vincere Gara 2 a Portimão e Gara 1 ad Assen, oltre a collezionare diversi podi. Attualmente è in lotta per le prime tre posizioni della classifica generale. Palmen in Motorradsport ha avuto l’occasione di intervistare Bo Bendsneyder a Most, dove il pilota olandese ha parlato apertamente della stagione in corso e degli anni trascorsi nel paddock della MotoGP.

Bo, nuovo capitolo per te quest’anno nel Campionato del Mondo Supersport. Come sta andando?

Sta andando bene, non mi aspettavo di essere già così veloce. Già l’anno scorso ho partecipato agli ultimi due round e abbiamo fatto un podio, e il feeling con la moto e il team è ottimo. Finora abbiamo faticato sui circuiti che non conoscevo (come Cremona e Most, ndr), ma su quelli che già conoscevo siamo stati veloci. Mi diverto molto a correre qui.

E com’è stato per te tornare alla vittoria a Portimão, dove hai trionfato in Gara 2 dopo quasi dieci anni senza vincere una gara?

Posso solo dire che è bello. Sei qui per vincere, quindi è bello ritrovare questa sensazione dopo tanto tempo.

E qual è il tuo obiettivo per questa stagione?

Fare il maggior numero possibile di podi e vittorie. Al momento, Stefano Manzi è su un altro livello, ma penso abbia senso, perché è in Supersport già da alcune stagioni e ha esperienza nella categoria. Il nostro obiettivo è essere sempre sul podio.

Quindi non stai pensando al campionato.

Esatto. Come ho detto, Manzi è su un altro livello ed è anche perché vince spesso o quando non lo fa va a podio. Se continua così, è lui il vero campione del mondo. Penso anche che sia il suo momento, visto che ci sta provando da alcuni anni.

E come ti trovi nel paddock del WorldSBK?

È un po’ più amichevole rispetto alla MotoGP, e mi piace.

Parliamo ora delle stagioni che hai trascorso in Moto3 e Moto2. Nel 2016 sei arrivato al Campionato del Mondo Moto3 come campione della Red Bull MotoGP Rookies Cup e hai passato due stagioni con il team Red Bull KTM Ajo. Cosa puoi dire di quegli anni?

Personalmente mi sono goduto quelle due stagioni, perché abbiamo ottenuto alcuni buoni risultati. Ci sono stati anche momenti difficili, ma penso che siamo sempre stati nelle posizioni di vertice. Il secondo anno è stato un po’ più complicato, perché la Honda è arrivata con una nuova moto e un grosso aggiornamento. In quell’anno la KTM ha faticato, quindi non siamo riusciti a fare i progressi che ci aspettavamo. Nonostante tutto, ho imparato molto in quelle due stagioni e conservo bellissimi ricordi, come i podi conquistati a Silverstone e in Malesia.

Nel 2018 sei passato alla Moto2, dopo gli alti e bassi vissuti in Moto3. Come si è presentata l’occasione di fare questo salto?

Ero già un po’ troppo alto e pesante per la Moto3 e poi ho ricevuto una buona offerta per passare in Moto2. Alla fine però possiamo dire che non era il momento giusto, per via del pacchetto tecnico che ho trovato. Sono andato nel team Tech3 e ho corso con il loro telaio (Mistral, ndr), ma poi hanno deciso di passare a KTM l’anno successivo, quindi non hanno investito molto nello sviluppo del loro telaio. È stata dura, e in più ho avuto un brutto infortunio verso la fine della stagione, ma anche in quei momenti abbiamo imparato tanto.  

Bo Bendsneyder
Podio in Moto2 (2023). Credit: NHK Helmets  


Poi sei passato al telaio NTS e al team RW Racing GP. E anche quella è stata un’esperienza piuttosto difficile.

Non è stato facile, anche perché loro (NTS, ndr) avevano solo due moto in griglia e non era semplice portare avanti lo sviluppo. Però anche lì ho imparato tanto.

Infine, nel 2021 sei entrato nel team Stop and Go. Cosa puoi dire delle quattro stagioni trascorse con loro?

Penso la stessa cosa che per la Moto3: ci sono stati momenti belli e momenti difficili. In ogni caso, insieme abbiamo conquistato un podio (Austin 2023, ndr) e non molte persone possono dire lo stesso, anche perché la Moto2 è una delle categorie più competitive del motorsport. Alla fine sono contento di aver corso lì: ho vissuto momenti duri, ma voglio solo parlare delle cose positive che ho vissuto. E sono tante.

In Moto3 e Moto2 non sei riuscito a ottenere gli stessi successi che avevi avuto nella Red Bull MotoGP Rookies Cup o in altre serie in cui avevi vinto o fatto podi. Come hai vissuto tutto questo?

Ovviamente è stato difficile, soprattutto all’inizio, perché ero abituato a vincere o salire sul podio in categorie come la Rookies Cup, la Moriwaki Cup o anche il CEV. Però bisogna anche essere realisti: il Mondiale è un altro livello. Voglio dire, lì sei in mezzo a 25 piloti e sono tutti veloci, mentre nelle serie propedeutiche magari ci sono al massimo 5 o 6 piloti che possono stare davanti. Se guardi ai piloti con cui correvo nella Rookies Cup, molti di loro oggi sono campioni del mondo in MotoGP (come Jorge Martín e Joan Mir, ndr) o in Superbike (come Toprak Razgatlıoğlu, ndr), e questo dimostra che il livello era davvero alto. In ogni caso, dopo qualche anno ti ci abitui e devi essere realista: se non puoi vincere, devi puntare magari alla Top 10 o alla Top 5, e questo è sempre stato il mio approccio.

Ai tempi della Red Bull MotoGP Rookies Cup hai vinto il titolo nel 2015 battendo Fabio Di Giannantonio, che oggi corre in MotoGP, ed eri più veloce di alcuni piloti che oggi sono nella top class. Ci pensi ogni tanto?

Penso che dipenda dalle opportunità che ti vengono date. Se pensi ai miei anni in Moto2, non ho mai avuto una moto davvero competitiva, mentre Fabio Di Giannantonio ha iniziato in Moto2 direttamente con Kalex e il team Gresini, che avevano un pacchetto decisamente migliore. Poi conta molto anche il tempismo: se ottieni un buon risultato al momento giusto, hai l’occasione per salire di livello o entrare in un team migliore. Per esempio, pensiamo a Fabio Quartararo: correvo con lui in Moto2 e mi ricordo che all’inizio eravamo nelle stesse posizioni in griglia, cioè nelle ultime due file. Poi lui ha vinto, ha fatto qualche bella gara, è saltato in MotoGP e ora è Campione del Mondo. Penso che nel motociclismo non conti solo il talento, ma sia fondamentale ottenere i risultati giusti al momento giusto.

Hai qualche rimpianto per il tempo trascorso in Moto3 e Moto2?

No, non ne ho in particolare. Forse, se potessi tornare indietro, non passerei alla Moto2 con la stessa moto con cui poi ho gareggiato. Ma nella vita non si può tornare indietro e sono comunque felice del mio percorso.  

Bo Bendsneyder
Vittoria nella Red Bull MotoGP Rookies Cup (2015). Credit: Gold and Goose.  


Come sei cambiato dopo l’esperienza nel Motomondiale?

Ho imparato molto su cosa serve per ottenere un buon risultato, e soprattutto sull’importanza delle persone che hai intorno. Ho imparato tante cose anche per la mia vita privata: nel paddock MotoGP vivi tanti momenti difficili e nel mio caso tutto questo mi ha aiutato molto a diventare l’uomo che sono oggi.

Dopo aver lasciato la Moto2 durante la stagione 2024, sei passato al Mondiale Supersport con MV Agusta Reparto Corse. Come è nata questa opportunità?

Andrea (Quadranti, proprietario del team MV Agusta Reparto Corse, ndr) mi aveva già contattato due o tre anni prima, ma avevo già un contratto in Moto2 e quindi non si è fatto nulla. Poi però è stato anche il primo a contattarmi dopo che ho lasciato la Moto2. Avrebbe potuto dirmi subito qualcosa tipo “voglio che corri con la nostra moto”, ma non è stato così: prima voleva sapere la mia storia e come mi sentivo. Ho apprezzato molto questa attenzione, e dopo abbiamo ripreso a parlarne, fino a unire le forze per le ultime due gare dell’anno scorso e per tutta la stagione 2025. Quando ho lasciato Misano nel 2024 ero ovviamente deluso e non sapevo cosa mi avrebbe riservato il futuro, ma sono bastate due o tre settimane per capire che stava arrivando qualcosa di meglio, quando è arrivata l’offerta per passare al WorldSSP con MV Agusta.

Se avessi l’occasione di correre in Moto2 con una moto e un team competitivi, ci torneresti?

No. Quel capitolo per me è chiuso.

Quindi sei completamente concentrato sul Campionato del Mondo Supersport.

Sì. L’obiettivo ora è ottenere un buon risultato qui con questo team. Penso che ci vorrà ancora un altro anno per lottare davvero per il titolo mondiale, poiché ci manca ancora qualcosa nei circuiti dove non ero mai stato. In ogni caso, il mio obiettivo è diventare Campione del Mondo Supersport un giorno e poi passare alla Superbike.

Per concludere, vuoi ringraziare qualcuno in particolare?

Sono grato alle persone che sono sempre rimaste al mio fianco: i miei genitori, la mia ragazza, la mia famiglia. Soprattutto nei momenti difficili, come quelli che ho vissuto nel Mondiale, le uniche persone che restano davvero con te sono i familiari. Ma non ho bisogno di dirlo, perché loro sanno già che sono grato.


Palmen in Motorradsport ringrazia Bo Bendsneyder per il suo tempo e MV Agusta Reparto Corse per aver reso possibile l’intervista, e augura al pilota e alla squadra il meglio per le prossime gare e stagioni.