Barry Baltus: "Mi aspettavo di essere veloce, ma non così presto"

Barry Baltus
Barry Baltus sul podio al GP di Germania. Dal profilo Instagram del pilota.

C'è un pilota nel Mondiale Moto2 che si sta rivelando la vera e propria sorpresa della stagione 2025. Si tratta di Barry Baltus, che col passaggio al team Fantic Racing dopo quattro stagioni col team RW Racing GP è diventato presenza quasi fissa nelle prime posizioni, tanto da salire sul podio e giocarsi la vittoria in più occasioni.

In pochi si sarebbero aspettati di vedere Baltus a livelli così alti, a volte dando addirittura filo da torcere al ben più esperto e quotato compagno di squadra Arón Canet. Eppure il pilota belga, il cui nome e numero di gara (#7) ricordano e onorano Barry Sheene, ha dimostrato quest'anno di essere migliorato in modo notevole rispetto agli anni precedenti. Nel momento in cui viene pubblicata questa intervista, Baltus vanta in questa stagione sei podi, di cui cinque secondi posti e un terzo posto, e in classifica occupa il quarto posto a quota 195 punti, a sole 10 lunghezze da Canet. Un rendimento oltre ogni aspettativa, che ha anche avuto come naturale conseguenza il rinnovo col team Fantic Racing per la stagione 2026.

Palmen in Motorradsport ha avuto l'onore di intervistare Barry Baltus in occasione del GP della Repubblica Ceca a Brno, per parlare della sua crescita e di vari momenti della sua carriera.

 

Barry, la stagione 2025 sta andando piuttosto bene, vero?

Non ci possiamo lamentare. La affrontiamo gara dopo gara e cerchiamo di ottenere sempre il massimo possibile. Ci sono ancora alcune gare da disputare, ma possiamo essere ottimisti e mi sto davvero divertendo molto. Inoltre, mi sento parte della famiglia Fantic sin dal primo giorno in cui sono entrato nel team e lavoriamo molto bene insieme.  

Barry Baltus
In azione ad Assen. Dal profilo IG del pilota.

 

Quest’anno hai conquistato diversi podi e sei stato molto più costante rispetto alle stagioni passate. Ti aspettavi di essere così veloce?

A dire la verità mi aspettavo di essere così competitivo, sì, ma verso la fine della stagione. Non pensavo di poterci arrivare già dopo poche gare. Comunque, dopo quattro anni nello stesso team avevo bisogno di un cambiamento e da quando sono salito su questa moto e mi sono unito a questa squadra, mi sento veloce e riesco a guidare come voglio. Affrontiamo i GP giorno per giorno, weekend dopo weekend, e vedremo dove saremo al GP conclusivo a Valencia.

 

E qual è stata finora la gara migliore?

Il primo podio a Jerez è stato molto significativo, perché era il primo con il team, ma forse la gara migliore è stata quella al Motorland Aragon, perché per la prima volta sono stato al comando di una gara del mondiale Moto2 e in più l'ho fatto per diversi giri. Comunque ormai ci siamo un po’ "abituati" al podio e ora aspettiamo tutti la prima vittoria. Come ho detto, prendiamo le cose giorno per giorno, weekend dopo weekend, e anche se finiamo nella top 10 è comunque un buon risultato, visto che era l’obiettivo all’inizio della stagione.

 

Cosa ti mancava nelle stagioni passate e invece hai trovato nel 2025?

La stagione 2024 è stata davvero difficile, ad essere onesto. Anche le precedenti non erano state facili, ma l’anno scorso ho capito una volta per tutte che avevo bisogno di cambiare squadra, anche perché con la precedente stava diventando tutto un po’ troppo “abitudinario”. Con Fantic Racing, come dicevo, dal primo test in sella a questa moto mi sono sentito subito più veloce. A livello di preparazione invece non è cambiato nulla. Semplicemente mi diverto in sella e questa è la cosa più importante.

 

Nel 2024 avevi iniziato con il tuo primo podio in Moto2 in Qatar, ma poi non sei riuscito a mantenere quel livello nelle gare successive. C’è una ragione precisa?

Il primo podio è stato davvero inaspettato e particolare, perché era la prima gara con le gomme Pirelli e io ero uno dei soli tre piloti ad aver scelto quella giusta. Ho fatto poi molta fatica a gestire la pressione dopo quel risultato e le cose hanno iniziato a peggiorare. Nulla andava come previsto. Tuttavia, quest’anno ho trovato la costanza che cercavo e ora sono quasi sempre nelle prime posizioni.  

Barry Baltus
GP del Qatar 2024. Credit: Rafa Marrodán

 

E come gestisci ora la pressione, rispetto al 2024?

Va molto meglio, perché la pressione non è su di me, ma sul team. Quest’anno sono un po' il "secondo pilota", quindi la pressione è più sul mio compagno di squadra (Arón Canet, ndr) che su di me. Questo mi fa sentire più rilassato e mi permette di godermi di più ogni weekend. Magari nel 2026 ci sarà più pressione su di me, ma non è questo il caso quest’anno.

 

Cosa puoi raccontarci delle tue stagioni precedenti nel Motomondiale?

In Moto3 è stato davvero difficile. Avevo chiuso terzo nel Mondiale Junior Moto3 (oggi JuniorGP, ndr) nel 2019, ma nella mia prima stagione qui non ho fatto nemmeno un punto. Però ho avuto la fortuna di trovare un posto in Moto2, quindi ho potuto fare quel salto a 16 anni. È stato uno step importante, perché in Moto3 soffrivo per via dell'altezza e del peso. In tali anni ho accumulato molta esperienza ed è bello pensare che ho solo 21 anni, e quindi sono ancora molto giovane, ma ho già cinque stagioni di esperienza nel mondiale.

 

Cosa è cambiato in te, come pilota e come persona?

Quando sono arrivato nel paddock nel 2020, guardavo gli altri piloti come fossero delle superstar. Solo due anni prima li vedevo in TV e in quel momento mi sono reso conto che stavo correndo con loro. Ora invece arrivo al circuito e mi sento anch’io una superstar. Non mi preoccupo di nessuno. Faccio semplicemente il mio lavoro, con l’obiettivo di arrivare un giorno in MotoGP.

 

Hai avuto molte stagioni importanti nella tua carriera, sia nel mondiale che fuori. Ma come è iniziato il tuo percorso nel motociclismo?

È iniziato in modo abbastanza naturale. Avevo circa sette o otto anni quando ho cominciato a correre in Belgio, ma lì non c’erano abbastanza piste o campionati veri e propri, quindi siamo andati a correre in Spagna e quello ha fatto una grande differenza. Il livello, il clima, i circuiti... tutto mi ha aiutato a crescere rapidamente. Dopo tre anni ero già nella Red Bull MotoGP Rookies Cup.

Barry Baltus
Vittoria a Estoril nel Mondiale Junior Moto3 (2019). Credit: JuniorGP

 

A chi ti ispiri nel motociclismo e nella vita?

Nel motociclismo non ho un vero e proprio idolo. Mi piace molto Marc Márquez, perché è un "animale"  quando corre in moto, ma non c’è un pilota in particolare a cui mi ispiro. Lo stesso vale per la mia vita fuori dalle corse: cerco solo di concentrarmi su me stesso, migliorarmi e seguire la mia strada.

 

L’anno scorso hai corso la 8 Ore di Suzuka (col team AutoRace Ube, ndr). Com’è stato per te?

È stato davvero fantastico. Prima di andarci non sapevo molto di quella gara. Stavo vivendo un periodo difficile in Moto2, quindi correre lì mi ha fatto molto bene. È un evento incredibile: i tifosi, l’atmosfera...Tutto è incredibile! Faceva caldissimo e la gara è stata molto impegnativa fisicamente, ma mi sono divertito tantissimo. Se avrò la possibilità in futuro, ci tornerò sicuramente.

 

Cosa ti ha sorpreso di più di quella gara?

L’intensità. Ogni stint sembra una gara: spingi al massimo per 45 minuti ogni volta. Era la mia prima gara di endurance e stavamo andando bene, eravamo nei primi sette, finché il mio compagno non è caduto a circa 20 minuti dalla fine. Mi aspettavo che nell’endurance fosse più importante la gestione del ritmo, ma a Suzuka ho capito che invece si va sempre a tutta, giro dopo giro.

 

Come ha vissuto la tua famiglia la tua passione per le corse?

Mi hanno sempre supportato. Amo andare in moto da quando ero bambino e loro mi hanno sempre incoraggiato a seguire questo sogno. Ora siamo tutti orgogliosi del fatto che io sia un pilota del mondiale. Sono davvero poche le persone al mondo che possono dirlo.  

Barry Baltus
8 Ore di Suzuka 2024.

 

L’anno scorso è stato anche molto difficile dal punto di vista personale, per via della scomparsa di tua madre. Hai qualche ricordo particolare di lei legato alle corse?

Non veniva mai alle gare perché le dava troppa ansia, quindi preferiva guardarle in TV. È stato davvero difficile accettare la sua morte, ma quel periodo mi ha reso più forte. Ora mi sento un uomo, non più un ragazzo. Lei mi ha insegnato tutto e adesso voglio vincere delle gare per renderla orgogliosa, da ovunque lei sia.

 

Fuori dalle corse, quali sono le tue altre passioni?

Amo lo sport in generale: ciclismo, corsa, nuoto... Se non facessi il pilota, sarei comunque un atleta in un altro sport. In questo periodo mi piace molto andare in bici, ma in realtà amo semplicemente fare sport.

 

C’è mai stato un momento nella tua carriera in cui hai pensato di mollare?

Mai. Ho anche un tatuaggio che dice: “Never give up”.  Anche quando le cose vanno male, continuo ad andare avanti. C’è sempre un’altra categoria, un’altra possibilità... non ci si ferma mai!

 

In conclusione, vuoi ringraziare qualcuno in particolare?

Tutte le persone che mi hanno supportato sin dall’inizio: il mio team, la mia famiglia, tutti quelli che credono in me. Godiamoci quello che verrà!

 

Palmen in Motorradsport ringrazia Barry Baltus per la disponibilità e Alessandro Zampieri di Fantic Racing per aver reso possibile l'intervista. A pilota e squadra i migliori auguri per le prossime gare e stagioni.